Quando una campagna genera clic ma pochi contatti, è importante mettere in relazione le visite ottenute con le richieste ricevute e la qualità dei lead. Un volume elevato di clic non garantisce infatti che il pubblico raggiunto corrisponda ai potenziali clienti dell’azienda, così come un numero contenuto di conversioni non dimostra, da solo, che la landing page sia inefficace.
Se gli annunci attirano persone fuori target o intercettano ricerche poco pertinenti rispetto all’offerta, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sul pubblico raggiunto, sulle parole chiave e sul messaggio pubblicitario. Se invece le visite provengono da utenti in linea con il profilo dei clienti ideali, ma si traducono in poche richieste, è opportuno approfondire il comportamento sulla pagina. Tra gli indicatori utili rientrano il tasso di conversione, che misura la percentuale di visite trasformate nell’azione desiderata, e il costo per lead (CPL), da valutare insieme alla qualità commerciale dei contatti acquisiti.
Un esempio pratico aiuta a capire quanto il tasso di conversione della landing page incida sui risultati. Se una campagna genera 1.000 clic al mese con un costo per clic di 2 euro, l’investimento è di 2.000 euro. Con un tasso di conversione del 2%, si ottengono 20 lead, con un costo per lead di 100 euro. Portandolo al 4% attraverso un lavoro di ottimizzazione, i lead salgono a 40 con lo stesso budget e il costo per lead scende a 50 euro.
Prima di attribuire i risultati alla campagna o alla landing page, occorre anche verificare l’affidabilità del tracciamento. Se gli invii dei moduli non vengono registrati correttamente o gli eventi di conversione sono configurati in modo inadeguato, i report possono restituire un quadro incompleto. Nel B2B, inoltre, il numero di lead va interpretato considerando la loro effettiva utilità commerciale: richieste numerose ma fuori target possono avere meno valore di un numero inferiore di contatti qualificati.